Uniti, perché ciò è vero! di Stefano Cagno

Stiamo vivendo un periodo particolarmente positivo per la causa antivivisezionista e sarebbe opportuno non sprecarlo. La vicenda di Green Hill ha messo davanti agli occhi dell’opinione pubblica la tragica condizione dei cani (e gli altri animali?) fatti nascere e allevati solo per finire nei laboratori di ricerca.
I nostri avversari si stanno attivando con un certo vigore e a volte anche con una notevole dose di aggressività. Ciò è indice che cominciamo finalmente a fare paura.
Parallelamente si è sviluppata una certa “vivacità” anche all’interno del movimento antivivisezionista. Rispetto al passato dove tutti si sentivano appartenenti ad un gruppo di persone legate da un unico ideale e un unico obiettivo, ossia abolire la vivisezione, ora leggo spesso distinguo tra chi ritiene opportuna una strategia piuttosto che un’altra.
In particolare esistono due questioni che hanno creato divisione: la differenza tra antivivisezionismo scientifico ed etico, oppure l’opportunità o meno di attuare azioni dirette.

Antivivisezionismo scientifico ed etico.

Spesso dai dibattiti all’interno del movimento antivivisezionista si ha l’impressione che qualcuno voglia a tutti i costi dimostrare che gli argomenti scientifici siano più importanti o migliori di quelli etici e viceversa. A volte persino che chi abbraccia gli argomenti etici non possa abbracciare anche quelli scientifici e viceversa.
Io sono fermamente convinto che nell’attuale situazione tutto sia utile e che una pluralità di vedute sia un valore aggiunto e non un ostacolo o una limitazione, l’importante è che nessuno screditi chi la pensa differentemente perché ciò indebolisce la causa antivivisezionista nel suo insieme. Personalmente credo che gli argomenti etici siano i più nobili e quelli scientifici quelli in grado di convincere un numero maggiore di persone della bontà della nostra causa. Potrei anche sbagliarmi, ma mai penserei che chi non ha le mie stesse idee sia un danno o una zavorra per il movimento.
Se un giorno nascesse un movimento antivivisezionista economico che ritenesse l’utilizzo degli animali nella ricerca uno spreco di denaro, io ne sarei molto contento perché potrebbe portare altre persone dalla nostra parte.
L’unica tesi che ritengo sbagliata è proprio quella che tende a stilare una classifica degli argomenti migliori e di quelli peggiori, una discriminazione tra gli antivivisezionisti “buoni” e quelli “cattivi”. Dobbiamo convincerci una volta per tutte che i “cattivi” sono i nostri avversari e a volte persino alcuni di loro non sono cattivi in senso stretto.
Ben venga un dibattito interno, ma quando ci proponiamo in pubblico sarebbe opportuno che la gente potesse vedere che siamo uniti perché ciò è vero. Saremmo divisi su alcuni aspetti teorici o strategici, ma ci unisce il desiderio di abolire la vivisezione. E solo questo deve contare!

Pro o contro le azioni dirette.

Sempre la vicenda di Green Hill ha portato alla ribalta la possibilità di mettere in atto azioni dirette. Tutti ricordano le persone che entrate in Green Hill hanno fatto uscire i primi cani. Tale immagini hanno commosso molte persone e sono state sicuramente un bene per i cani fatti uscire, anche perché in quel momento non si sapeva che in seguito sarebbero stati salvati tutti.
Tuttavia quell’azione diretta potrebbe avere in qualche modo condizionato anche il prosieguo della storia, ossia la liberazione legale di tutti gli altri animali.
Ora ad ogni manifestazione c’è chi vorrebbe provare ad entrare nei laboratori. Per valutare correttamente anche la questione delle azioni dirette bisognerebbe considerare alcuni aspetti.
1) Il caso Green Hill ha presentato alcuni aspetti particolari. Innanzitutto le forze dell’ordine, il giorno della liberazione dei primi cani, hanno dato l’impressione di avere ordine di non intervenire nonostante si stesse compiendo una palese violazione della legge (violazione di proprietà privata). Ciò non era mai accaduto e non sarebbe accaduto comunque in seguito. Green Hill è stata chiusa, purtroppo, non perché attuava un’attività illegale di per sé, ossia allevare cani da destinare alla vivisezione, ma perché ha violato alcune norme su come deve essere gestito un allevamento.
2) La disponibilità ad attuare azioni diretta passa anche attraverso la sensibilità di ognuno. Non mi sentirei mai di disprezzare una persona che non se la sente di attuare azioni dirette che comportano il rischio (o la certezza) di una denuncia. Nessuno può pretendere che tutti siano eroi o molto coraggiosi.
3) Le azioni dirette spesso comportano una faccia immediatamente positiva per gli animali ed una successivamente negativa. Quella positiva è auto evidente, ossia per gli animali salvati l’azione diretta ha fatto la differenza. Quindi sono vivi solo grazie all’azione diretta. Tuttavia le azioni dirette comportano anche il rischio (di solito una certezze) che i nostri avversari trasmettano l’idea all’opinione pubblica che gli antivivisezionisti sono dei delinquenti, o dei terroristi o degli esaltati. E sicuramente qualcuno gli darà retta e si allontanerà dalle nostre tesi. Non è un caso che negli USA l’Animal Liberation Front è considerato un gruppo terroristico come Al qaeda, nonostante i primi non abbiamo ammazzato mai nessuno e i secondi ammazzato oltre 2700 persone solo nell’attentato alle Torri Gemelle. Ognuno sarà libero di pensare che gli aspetti positivi siano superiori ai negativi e quindi essere a favore delle azioni dirette, o che gli aspetti negativi siano superiori ai positivi e quindi essere contrario. È però importante che anche in questo caso non si corra il rischio di dividere gli antivivisezionisti tra i “duri e puri” e tutti gli altri. Ognuno prenderà una posizione in base alle proprie idee e alla propria coscienza, ma anche in questo caso non ci confondiamo tra chi è dalla nostra parte, pur con idee differenti su alcuni particolari strategici, e chi è dall’altra parte.

Stefano Cagno
Stefano Cagno, medico chirurgo con specializzazione in psichiatria, da anni lotta contro la vivisezione; la sua attività si divide tra le numerose conferenze che tiene in tutta Italia e la scrittura di libri e saggi sull’argomento
Cagno ci regala oggi questa interessante riflessione sul panorama antivisezionista italiano.

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