Category Archives: Punti di vista- Point of view

Green Hill: una storia di libertà

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ITALIANO

Stasera alle ore 20.30 a Udine presso la Sala Ajace, Lav Udine in collaborazione con il No Harlan Group vi aspetta per la proiezione del film “Green Hill: una storia di libertà ” di Piercarlo Paderno.
Invitati speciali della serata Andrea Cisternino e Alina Kostenko che ci presenteranno il loro progetto “Rifugio Italia a Kiev”.

Durante la serata sarà possibile firmare per Stop Vivisection, per chi ancora non l’avesse fatto, porti con se un documento d’identità valido.

ENGLISH

Tomorrow at 8.30 pm Lav Udine and No Harlan Group Udine are waiting for you to see the film Green Hill: a history of freedom by Piercarlo Paderno. Special guests Andrea Cisternino and Alina Kostenko presenting their project Rifugio Italia in Kiev.

If you haven’t signed yet for Stop Vivisection, bring with you a valid Id and we’re there to collect paper signatures

Uniti, perché ciò è vero! di Stefano Cagno

Stiamo vivendo un periodo particolarmente positivo per la causa antivivisezionista e sarebbe opportuno non sprecarlo. La vicenda di Green Hill ha messo davanti agli occhi dell’opinione pubblica la tragica condizione dei cani (e gli altri animali?) fatti nascere e allevati solo per finire nei laboratori di ricerca.
I nostri avversari si stanno attivando con un certo vigore e a volte anche con una notevole dose di aggressività. Ciò è indice che cominciamo finalmente a fare paura.
Parallelamente si è sviluppata una certa “vivacità” anche all’interno del movimento antivivisezionista. Rispetto al passato dove tutti si sentivano appartenenti ad un gruppo di persone legate da un unico ideale e un unico obiettivo, ossia abolire la vivisezione, ora leggo spesso distinguo tra chi ritiene opportuna una strategia piuttosto che un’altra.
In particolare esistono due questioni che hanno creato divisione: la differenza tra antivivisezionismo scientifico ed etico, oppure l’opportunità o meno di attuare azioni dirette. Continue reading

Cattivi consigli o cattivi conigli?

di Leonardo Caffo

Le pagine culturali del Sole 24 ore ospitano sempre interessanti articoli (la Domenica corro a comprarlo): ed è anche il caso di questo pezzo, appena uscito, a firma dello storico della medicina Gilberto Corbellini intitolato: “I cattivi consigli dell’empatia”. A una prima (e superficiale) lettura potremmo pensare che sia un articolo contro l’antivivisezionismo, ma in realtà è quanto di più intelligente abbia letto sull’argomento negli ultimi tempi: basta saper interpretare, nel giusto modo, certi dati (alcune sono ipotesi, precisamente) forniti da Corbellini. Tra le frasi che potrebbero ingannare il lettore, soprattutto se animalista isterico (esistono, non nascondiamoci dietro un dito), spicca la seguente (la chiusa del pezzo): «è possibile fare a meno o ridurre significativamente la sperimentazione animale in modo drastico, piuttosto che progressivo come sta avvenendo. Continue reading

PREFERISCI SACRIFICARE UN TOPO O SALVARE TUO FIGLIO ?

Pubblichiamo oggi questo un po datato ma interessante articolo di Alessandra Colla

SEMANTICA DELL’INGANNO

DI ALESSANDRA COLLA
asinusnovus.wordpress.com

Devo darvi due notizie — una buona e una cattiva.

Cominciamo da quella cattiva: la lobby della ricerca c.d. scientifica si prepara a impestare le nostre città con cartelloni e manifesti pubblicitari a favore della ricerca, lanciando una campagna in grande stile «insieme a voi per fare un impatto positivo su tutto il mondo, in piu di 30 paesi, e nella tua communita’» — come si legge, in un italiano un po’ approssimativo, sull’home page del sito http://www.ricercasalva.it, evidentemente ancora “under construction” (c’è anche una sezione intitolata rozzamente «Sei contro ricerca animale?», ma è vuota). Sono tanti, hanno i soldi e si appoggiano a istituzioni che il grande pubblico considera prestigiose. Continue reading

Etica e sperimentazione animale

di Paola Cavalieri, direttrice di “Etica & Animali”.

Espressa a grandi linee, la tesi a favore della sperimentazione animale sostiene che, quando si tratta di non-umani, e’ lecito operare quel calcolo aggregativo di costi e benefici senza vincoli collaterali che viene ritenuto inammissibile nel caso degli esseri umani. In altre parole, noi possiamo infliggere danni anche finali agli animali a vantaggio di umani (e talvolta di altri animali), mentre al contrario gli esseri umani sono protetti da una sorta di steccato morale, di norma formulato in termini di diritti fondamentali, che ne preclude l’uso come mezzi per fini altrui. Continue reading

Tutto questo dolore

di Annamaria Manzoni

“La barbarie più inumana”, “La più grave questione dell’umanità”: così definisce la vivisezione, nella seconda metà del 1800, Richard Wagner nella sua “Lettera aperta al signor Ernst von Weber”. Oltre un secolo e mezzo più tardi le stesse definizioni conservano tutto il loro senso e la loro pregnanza; da allora le cose sono cambiate solo dal punto di vista formale, in sintonia con lo spirito della civiltà occidentale che, in merito ai delitti contro gli animali, e non solo, ha messo in atto una enorme azione di occultamento e di allontanamento dalla vista e dalle coscienze, rimuovendo tutto quanto può turbare la sensibilità umana, metro e misura del lecito e dell’illecito.
Lontani sono infatti i tempi in cui la vivisezione veniva addirittura praticata alla luce del sole: si era nella Londra della seconda metà dl 1600 e la Rojal Society poteva agire, forte degli enunciati di Cartesio che, identificando l’essenza degli animali nel loro essere macchine e automi, avevano dato licenza di infliggere loro i peggiori tormenti. A testimonianza che qualunque pratica necessita di un contenitore di pensiero che la giustifichi e la renda possibile. Allora i terribili esperimenti erano resi pubblici e le relative illustrazioni venivano poste accanto a quelle di decorazioni delicate e gentili, ad asserire anche graficamente non esservi alcun contrasto tra immagini di sangue e di indicibile crudeltà sugli animali e deliziosi ornamenti: l’autorità di chi li proponeva ne sdoganava serenamente la compatibilità. Continue reading

Altre vie? Una risposta a “L’unica via per dire “no” alla sperimentazione animale” di Leonardo Caffo

di Alberto Manganaro

Qui l’articolo originale

Il punto da cui vorrei partire è l’affermazione finale: il problema della sperimentazione non è scientifico, ma etico. Non credo che dire questo sia sbagliato, ma una posizione del genere mi suscita dei dubbi. Quello principale è legato al timore che essa implichi una concezione di “etica” assoluta, cioè slegata dal contesto socio-culturale in cui viviamo. Forse il termine più corretto è anti-storica (o meglio ancora, a-storica). Ciò che intendo è che, sia al fine di una riflessione puramente filosofica, sia al fine di una riflessione maggiormente orientata al progettare come agire nel concreto attuale, mi sembra sbagliato ragionare senza prima studiare e capire cosa sia oggi la scienza e come venga interpretata. Il rischio è quello di ragionare in modo del tutto astratto, senza considerare il mondo “vero” in cui ci muoviamo. Quello che credo è che un approccio in cui si dica cosa sia giusto e cosa non lo sia, dichiarando in anticipo che non ci interessa minimamente quale sia la realtà dei fatti, non mi pare ottimale. E, da un punto di vista più pragmatico, può implicare una cattiva comunicazione, che rischia di non essere compresa dai più. Continue reading

Etica? Scienza? Grazie, tutt’e due

Di Alessandra Colla

Qui il link all’articolo originale

Seguo da sempre il dibattito su AVS e AVE, ma confesso di non essere mai riuscita a coglierne il senso.
Per quanto mi riguarda (parlo come al solito a titolo personale) non può darsi scienza che non sia anche etica. Perché credo che a furia di tirare in ballo il logos si finisca per dimenticarsi del mythos: come diceva Giambattista Vico, «La storia riguarda le cose o le parole, l’etimologia dà la storia delle parole; la prima storia delle cose è la mitologia».
Così, “scienza” è la traduzione dal latino scientia, che deriva da scio, sapere. Ma scio riporta, secondo alcuni, a una radice sanscrita *ch che significa “tagliare”, come si vede meglio nel greco keìro (e a me viene in mente il francese scier, tagliare, segare). Dunque sapere significherebbe proprio “tagliuzzare, sminuzzare, separare le cose” per vedere come sono fatte. Il che suona come la perfetta giustificazione della scienza moderna. Continue reading

L’unica via per dire “no” alla sperimentazione animale, di Leonardo Caffo

Uno dei trabocchetti più pericolosi per uno scienziato è quello di non riuscire a distinguere tra le competenze dell’uomo e quelle di Dio. Walter Bishop, Fringe

La sperimentazione animale è una pratica scientifica elaborata a scopo di studio e ricerca su animali “da laboratorio”, per fini farmacologici, fisiologici, fisiopatologici, biomedici e biologici. A seconda del contesto di applicazione, e dei risultati sperati, gli esperimenti sugli animali possono avere natura variegata. Diffusa è la pratica di indurre, su un campione animale, specifiche patologie per testare farmaci, ad altre pratiche con valore terapeutico. Nella maggior parte dei casi, agli animali possono essere, per esempio, inoculate sostanze chimiche, batteriche o virali; vengono effettuate mutilazioni di arti e, se serve, gli animali possono essere esposti a radiazioni ovviamente nocive. Continue reading

Verso un antivivisezionismo politico

Articolo di Marco Maurizi

Link al post originale qui

La posta in gioco nel dibattito tra antivivisezionismo etico e scientifico [1] non è solo una lotta per una corretta impostazione etica. Esso rientra dentro una battaglia più ampia che riguarda il modo in cui occorre comprendere e cambiare i rapporti sociali nel loro complesso poiché la scienza è un fenomeno sociale come tutti gli altri. L’antispecismo non può infatti credere allo “scientismo”, ovvero alla fantasia oggi dominante secondo cui la scienza è un’impresa autonoma, indipendente dalla società e dai suoi interessi, che costituirebbe – proprio per questo – il metro e la misura di ogni verità. Tutto il resto, si ritiene, sono parole senza rigore, “mera” filosofia (nel senso deteriore del termine), opinioni e desideri, al limite posizioni morali soggettive che non sarebbe possibile discutere razionalmente. A ciò si può rispondere sia seguendo il discorso scientista nel suo delirio oggettivistico (secondo cui sarebbe necessario, per accedere alla verità, “depurare” gli asserti da ogni partecipazione del soggetto), sia mostrando il nesso tra scienza e società e il dibattito sulla vivisezione può aiutare a fare chiarezza in tal senso [2]. Continue reading